
E ora ti miglioro anche Spiazzo Caricamento…
Aprire una discussione sulla “funzione”, di uno spazio urbano, di un edificio architettonico ci fa entrare in un territorio così ricco, e vasto, che sarebbe meglio evitare di farlo per non rischiare di perdersi.
Ma, essendo a Ge, iniziata, da un paio di decenni, l’era delle iperproposte urbanistiche, volevamo dire due parole, delle nostre. Un po’ ovvie, un po’ arzigogolate.
Ma d’altronde dire ovvietà, come, per esempio, “la pace è bella”, pur essendo una ovvietà, è dire una di quelle ovvietà che bisogna ribadire, sempre, come l’erba che cresce, che si rinnova ogni giorno e non perché ha da dire, o dimostrare, qualcosa di nuovo. Ma perché è fondamentale che ricresca, con quel bel sapore, e colore, di erba nuova, e fresca.
E dire cose arzigogolate è approfondire un tema. Che prima o poi gli approfondimenti servono, che han creato cultura.
Che esplorare, e erudirsi, è cosa fatta di continui ribadimenti ed esplorazioni.
E quindi, dopo “la pace è bella” diciamo pure che la funzione di uno spazio urbano, o di un edificio, possiamo dire che sia primaria in quanto, ad esempio una casa, deve creare un ambiente protetto dalla natura selvaggia e metereologica, ha spazi funzionali al mangiare, dormire, muoversi, o la funzione di una tenda alla finestra è quella di affievolire la luce o gli sguardi, o quella di un letto è di essere comodo e far dormire.
Ma poi… ci sono le altre funzioni. Secondarie, o superiori. La bellezza, l’estetica, l’evocazione, il divertimento, la riconoscibilità, e potremmo continuare per moltissimo.
E queste funzioni secondarie, per molte situazioni, son quelle importanti.
E, così, allora, sempre per fare esempi inderogabili, la Sagrada Familia ha la funzione principale di farti contemplare l’assoluto, se pensi al cielo, o l’infinita e potente, inimmaginabile, creatività dell’essere umano.
E tutte le altre funzioni diventano ammennicoli.
E, per tutto il genere umano, quell’edificio, è un prodotto diretto dell’anima, anche se passa attraverso pietre, mattoni, metalli, per parlare alle anime.
Non ha altre, significative, funzioni.
E questo trionfo delle funzioni che abbiamo chiamato secondarie succede anche per le piccole cose, del design interno, od esterno, o cittadino.
E in una città, in Genova, per tornare a noi, succede la stessa cosa.
Quando va bene.
Poi ci sono gli usi disfunzionali. La Commenda di Pre’, esempio principe, che aveva la funzione primaria, guardandola, di “farti piombare nel medioevo”, nei rumori di scudi dei crociati e sospiri dei malati, aprirti un immaginario che, prendendone una vista, automaticamente si innescava e andava a pescare in tutte le personali riserve immaginifiche sul medioevo e le rendeva più brillanti, vere, per ognuno a suo modo, ma rese oggettive e collettive dalla presenza de La Commenda.
Ma ora, mettendoci i vetri, aumentando la funzione, assolutamente secondaria di “sai quanto spazio per ricevere i visitatori con iniziativette abbiamo recuperato” (la frase è frutto della nostra fantasia inquieta che si immagina, costantemente, colloqui con chi ha pensato i cambi cittadini, cercando, febbrilmente, risposte) è aumentato lo spazio, si, di un po’ di mq di accoglienza, ma è sparita, con un colpo di vetrate, l’evocazione medioevale.
In questi giorni abbiamo visto un’altra proposta dell’ondata inarrestabile di trovate urbanistiche che continuano da almeno un ventennio.
La proposta di cui cianciamo la potete trovare qui
https://smart.comune.genova.it/comunicati-stampa-articoli/pnrr-arrivo-16-milioni-di-euro-la-riqualificazione-di-piazza-caricamento
E’ un progetto del pericoloso, se male usato, fondo ministeriale “Pinqua” (Programma Innovativo Nazionale sulla Qualità dell’Abitare ) dove, nell’arzigogolamento degli acronimi, come vedete, “qua” sta per “qualità dell’abitare”. E’ un fondo che finanzia mutamenti urbanistici. E su Ge ne abbiamo individuati già alcuni, da questo fondo sostenuti, che più che mutamenti saranno “giorni della marmotta urbanistici” già visti o “colpi di scena” tra i più inaspettati perché impossibili da aspettarseli. Così e in quei posti.
Ma torniamo alla proposta del link.
Piazza Caricamento è una piazza, vuota, uno spiazzo.
I genovesi, avari di spazi, spesso quando vedevano una piazzona, in città, si sgomitavano dicendo “cosa potremmo farci qui?”.
Niente! E’ una piazza!
Le piazze hanno la funzione di essere vuote, talvolta. Di dare spazio agli sguardi sui palazzi attorno, ad esempio, di vedersi, di transitarla, di ospitare eventi di pochi giorni, di accogliere feste.
E Piazza Caricamento è questo, una piazza, uno spiazzo, storico, uno snodo, che offre lo sguardo al fianco di Palazzo San Giorgio e al muro di Palazzi del confine a mare del Centro Storico.
Certo, ci son degli intorni da migliorare. Ma Spiazzo Caricamento ci pare offra una buona, e millenaria, funzione, dietro il Porto Antico del divertimento, di fronte al muro dei palazzi storici, di fianco al Palazzone del potere portuale.
E invece no.
La riqualifichiamo, dicono.
Che, in effetti, potrebbe voler dire che gli cambiano qualifica. Da spiazzo a giardinetto.
La facciamo diventare un insieme di aiuolette, rigorosamente quadratone, con erba e alberelli che starebbero bene in una neopiazza di uno slargo vicino a un quartiere nuovo, al limite (ma neanche) ma non qui. Non in un alveo che, anche questo, rimanda alle strutture ancora presenti ma pensate in tempi antichi, belle da vedere, inneschi immaginifici.
Che queste aiuolette qui sono una epidemia urbanistica, planetaria. Una sorta di identità da struttura cittadina che rende tutto uguale, ogni luogo da usare in modo simile.
Un monoprodotto da piazza che omologa l’uso e toglie gli infiniti usi. Che sono, quelli, magari non fruibili immediatamente, magari a volte scomodi, magari non utili al turista, poverino, che non chiede omologazione, giammai, ma che sono l’infinita ricchezza della varietà terrestre. L’infinita offerta di sedute, spiazzi, estetiche, visioni, modi di incontrarsi, culture dello stare, o del passare.
Infinite, fino ad oggi
E invece no.
La riqualifichiamo
Con il fondo per la Qualità dell’Abitare
Per carità, capiamo gli intenti, rendere Genova più vivibile, più smart, più green, più easy. Non discutiamo gli afflati dell’amministratore citato nell’articolo che nella propria vita non risparmia aiuti a chicchessia con passione ed entusiasmo. Ma forse non è il suo ambito il cambiare una piazza storica, su ciò che resta del vecchio porto, in un insieme di aiuole che starebbero bene in un campus di Bill Gates, senza nulla togliere a lui, ma non qui, nel centro dello Spiazzo dietro il centro del Porto Storico e all’innesco del Centro Storico genovese.
E quindi non più uno spazio, se volete sul mare, non più un luogo per feste e festival popolani, non più un luogo per uno sguardo che prende tutto questo ex litorale e centro del turismo e ritrovo del Centro Storico.
Ma una piazza piena di aiuolette, e alberi, che occludono lo sguardo.
La riqualificano, dicono
Ma per noi la squalificano.
La espellono dalla continuità estetica di quel che rimane, ma è tanto, della città che è arrivata qui attraversando i millenni.
Poi c’è sempre l’altra possibilità. Che siamo noi, ma proprio noi tutti, che non c’è n’è uno nel nostro gruppo che non guardi a questa cosa come un errore, che non capiamo l’addivenire del gusto andante.
Me è una possibilità che, per ora, rifiutiamo.
E uno dei nostri timori è che molti, anzi no, che “la maggioranza” dica: “vabbè”, “dai”, “perché no?”, “su, fanno un po’ di ombra”, e altre cose così che giustificano l’aiuolettazione finale
E poi c’è quel rendering che, supponiamo, volesse far pre-vedere alberi fioriti, ma son alberi sfioriti quelli che si vedono, marroni, forse secchi. Ma i rendering non devono essere, almeno loro, un tuffo nell’Eden? La visione che ti dà il venditore, quello bravo, per farti sognare, desiderare. Non deve essere cosa che già, nelle promesse visive, inizia ad essere esteticamente tarlata.
Spiazzo Caricamento. Meno male che, col milione e 6, mettono cose che, al limite, son toglibili.
Per riqualificarlo. Che ci verrebbe da dire “ma fatevi i Pinqua Vostri”
Ma non vorremmo sembrare irosi, e poco sensati.
E, in questo scrivere, ci siamo ripetuti più volte. Ma perchè, vedendo il rendering, e le parole dell’annuncio, entriamo in un circuito, un loop, in cui continuiamo a ripeterci le stesse cose, non troviamo una uscita di pensiero, ragionevole
In foto una immagine del rendering preso da un quotidiano online, valoroso, Genova24. Abbiamo voluto fotografarla nello schermo di uno dei nostri pc, e pubblicare quella. Non sappiamo perché, forse per mantenere la foto a distanza, non mandarvela intera, e originale. Darvi la possibilità di pensare che sia venuta male, a noi, e che gli alberi, almeno del rendering, siano in fiore. E che quel palazzo in fondo non sia Palazzone San Giorgio, ma uno sfondo di un outlet fatto bene, dove, dei giardini così, starebbero benissimo, come fossero a casa loro.




