Skip to main content

Non è che c’è tanto da dire, siam ripetitivi

Ed è sempre più evidente che il più grande piano urbanistico di Genova deve essere quello di trovare il modo di infilare un enorme Porto in una città.
O almeno trovare un modo di convivere
Che la linea che va dalla Foce a Voltri non la avevano sistemata benissimo. E ci han lasciato un o’ di cosine da sistemare. Diciamo che non è stato curato ogni dettaglio.

E poi, aggiungiamo, ma non è un giudizio etico, forse neanche estetico, ma etnico (riferito all’estetica di noi genovesi, cresciuti nel macilento e nell’imbizzarrimento industriale urbano), ti giri e vedi delle cose così.
Che non dovresti vedere.
E se te lo chiedono non vorresti, in teoria, neanche vedere.

E ti, o meglio ci, vien voglia di comprare i popcorn (quasi noi tutti preferiremmo datate “patatine fritte”, quelle a sfoglie dei sacchettini coi regalini) e sederti lì. Che ognuna di queste immagini è come un film. Lungo, peraltro, un migliaio d’anni.

Che panorami!
Quell’albero! E’ prigioniero? E’ il trionfatore? Tiene tutti sotto scacco imponendosi esteticamente?
Tiene schiacciati tutti quei cartelli che vorrebbero emergere per rendere il mondo schematico e non libero come la forma di un ramo o di una foglia?
Che poi il casino che c’è è tutto fuorchè schematico

Ma, come dice quel cartello, nero, sulla destra. Che descrive un po’ la situazione della città: sei al “Nodo di Genova”, amico mio