
La Rotonda di Carignano
70 giorni alle elezioni, no, forse, 90, ma forse 120. Insomma non si sa.
Ma non preoccupatevi, c’è tempo, intanto mancano 55 giorni alle elezioni, no, forse, 90, ma forse 100. Insomma non si sa.
E quindi ? giorni (ma non si sa) per discutere, quasi nel peggiore dei modi, come solo le elezioni sanno far fare, della città. E discuterne pubblicamente
E già si evidenzia, in noi, una difficoltà a avviare una discussione con punti certi nel contesto del marasma percettivo cittadino, pieno di punti interrogativi, non detti, nascondimenti, e detti male.
Ma son 90 giorni (ma forse, 75, o forse 110, insomma non si sa) nei quali non puoi fare a meno di parlare, pubblicamente, della città. Nel peggiore dei contesti (le elezioni), ma non con i peggiori contenuti. Ma, come dire, almeno ci si pensa.
E, di solito, non va a finire benissimo
Tra un “Basta che si faccia qualcosa” (pensiero prodromo ad ogni disastro e sintomo di aver lasciato andare troppo le cose a scatafascio) e un “Bisogna valutare attentamente” (prodromo, questo, al rimando alle decisioni che più in là non si può) la campagna elettorale finisce e le dichiarazioni svaniscono mentre i progetti, quelli veri, si inabissano per riemergere come favolose sorprese (qualche volta capita) o imbarazzanti storture, ma già decise.
Decise a lato, sopra, o sotto, prima, o dopo, la campagna elettorale.
E, intanto, a Carignano ci siamo quasi
Il cemento è consolidato, mancano gli orpelli. La foto è di qualche settimana fa. Ora siamo più avanti. Ci sono anche le vetrate. Che le vetrate, dalla vetrinizzazione della Commenda in poi, son un “bollino blu” della dis-identificazione della città.
E la nuova rotonda di Carignano sarà ben circondata.
Come quasi sempre è stata, da affastellamenti vari.
Ma prima erano affastellamenti che davano opportunità di dire: “Vabbè poi li levo”.
Oppure: “Vabbè poi li rimetto a posto”
E comunque : “Vabbè, son ben più bassi della rotonda”.
Ma adesso son affastellamenti di cemento. Armato. Cattivo.
A livello della rotonda.
Che se ha altre cose a livello la Rotonda non può più essere quel meraviglioso promontorio verso il mare e l’orizzonte (meglio non guardare giù di sotto) che dava adito a pensamenti come quelli della favolosa Torre della Pace del nostro vate Picasso.
Ma adesso, al limite, affacciandoti al lato est potrai pensare, vedendo il supermercato, “Ah, poi dopo devo comprare il latte, e lo scottex”.
E il ripensamento della rotonda di Carignano è un progetto che può essere ben preso come esemplare. Della capacità, o incapacità, di pensare, o ripensare, la città
E così la Rotonda, che non era mai stata spellata così bene, adesso avrà al suo fianco non un vecchio muro di pietre. Quello che, bene o male, parte dall’etereo, quasi evanescente, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce (solo croce e non delizia, ultimamente) e prosegue nei vari muri di via Saffi, e poi, se vogliamo, prosegue con quell’eterno muro che sorregge Sarzano e che dava sugli scogli e il mare e che era un vero e proprio brand identitario e turistico fino all’ottocento, e poi, sempre se vogliamo, prosegue con le filmiche Mura di Malapaga.
Non avrà il muro di pietre ma un edificio di cemento.
E noi fatichiamo a vedere il bene pubblico, presente e futuro, di questo “investimento”.
Mentre ci è facile capire la ricaduta collettiva della Rotonda di Carignano, di uno spazio, cioè, libero, vicino a un panorama, uno spiazzo di socialità, ci è difficile capire la ricaduta di tre appartamenti (ovviamente a parte per i tre) e di un supermercato.
Se è questo che ci sarà.
Diciamo “se” perché ci siamo, anche noi, stancati di continuare a capire bene il progetto. Che, a cercare di capirlo, come per tutti i progetti in atto o annunciati in città, sembra di cercare di rubare la palla al marziano Chiorri.
Che lui si che era un funambolo che produceva bene collettivo (e per par condicio, ma solo per par condicio, nel discorso non c’entra nulla, citiamo le inarrivabili e inimmaginabili parate di Martina, anche lui marziano).
Si, siamo sicuri che il progetto è stato diffuso (pure troppo, e in troppe versioni), siamo sicuri che se facciamo acrobazie burocratiche possiamo vederlo, e magari è sotto ai nostri occhi in un sito splendente ma non lo abbiamo visto.
Ma ci siamo stancati.
E quindi, anche noi, lavoriamo per ipotesi, o suggestioni, o a tentoni
Ci siamo uniformati al mood cittadino, di evocazioni buttate lì, che poi magari un giorni ci si farà qualcosa di attinente
Se ci sarà un supermercato e tre appartamenti il beneficio pubblico, semplicemente, non c’è.
Perché evitare 300 metri di cammino per comprar generi da supermercato, di prima necessità, a scapito di mettere un edificio che rompe la vista, l’estetica, e le balle (nostre se non altro), non è un beneficio pubblico.
E’ un maleficio pubblico per un ritorno per pochi che, probabilmente, non lo volevano neanche.
Di supermercati, inutile dirlo, a poche centinaia di metri in piano, e in discesa ne trovi altri, e poi ce ne sarà, ci pare, forse, insomma non si sa, un altro enorme … e lungo nelle Fiera di sotto
E che progettazione è?
Non cattiva, non egoistica, semplicemente centrata sul “fare è meglio che non fare”. Che è un’affermazione che neanche nei momenti di più sfrenato galoppamento ellenico filosofico, quando si discuteva di tutto, anche del niente e del superfluo, ma divinamente bene, ci si sarebbe neanche aspettati di dover confutare.
A questo punto, se l’unico criterio è “E’ meglio fare che non fare”, il primo progetto che ti capita finanziato lo fai
E questo modo di pensare, che supponiamo, non vi pare che lo possiamo ritrovare in molti pezzi della città che cambia?
E quel che ci fa scappare la voglia di riderci su è che Carignano è bella. Tutti i Palazzi lì dietro son belli.
E allora questo coso, cosa ci fa?
A disturbare quel meraviglioso palazzino dietro, proprio dietro al nuovo edificio, con quella lampada alla finestra, spesso accesa, che guarda al tramonto, o quell’albero di Natale, che alla finestra dura 3 mesi per affezione allo spirito casalingo e tenue delle festività?
Che noi, a volte, quando è già un po’ scuro, passiamo di lì solo per vedere quella lampada che dava sul panorama del mare, e adesso darà sul “nome di una catena di supermercati a caso”
Cosa ci fa?
A disturbare la Rotonda di Carignano?
Come dicevamo, progetto “esemplificativo” (e se volete usate pure “paradigmatico”, così siete contenti) di un pensamento della città fatto con criteri a caso. Che non produce niente di ricaduta sulla città, né bellezza, né efficienza, né funzioni utili.
Solo disturbo
Come le vetrate sulla Commenda. Che avranno ricavato uno spazietto in più. “Che su quei due terrazzini adesso ci puoi fare tanti bei laboratori”.
Ma vuoi barattare un laboratorio con la visione di terrazzini medioevali con colonnati che ti faceva ripiombare nelle crociate, e nelle miserie dei viandanti ospiti, e in una città di un millennio fa. Vera o no che sia stata così.
Ma la vetrinizzazione della Commenda è la bandiera della lotta per togliere visibilità immaginativa alla storia passata e alla cultura e darla ad una accoglienza turistica che vuol portarti a vedere dei monitor, dove puoi vedere rendering della città passata invece di festeggiare la città passata, ma ancora viva, mischiata con il turbinio di adesso.
Che un biglietto per una attrazione così non l’hanno ancora inventato
Ci dispiace Carignano
Hai fatto un passo verso la bruttezza. E con te anche noi.
Speriamo ancora, giusto per darci una prospettiva, nel Lato Ovest del progettino. Che, tanto per non sbagliare, stanno tirando su dei muri di cemento armato….
E la città, si sa, spesso, si migliora, o si peggiora pezzettino per pezzettino.




